Questo è un passo del libro di Justine "Ho deciso di non mangiare più" che mi ha colpito molto. Non posso dire di condividere esattamente tutto... diciamo che però fa riflettere un po'. L'autodenigrazione, la paura, la rabbia verso gli altri, le mille domande, i sentimenti contrastanti... forse questo, invece, ci accomuna molto. Accomuna me e Justine, accomuna tutte noi.
Spero che lo troviate interessante e che vi colpisca. Buona lettura!
"So bene che per mettere un po' d'ordine nella testa bisogna per prima cosa risanare il corpo. Dopodiché, iniziare a dirsi: "Smettila di considerarti uno zero, smettila di considerarti una cicciona o uno scheletro, una racchia o una buona a nulla, smettila di sentirti debole, capricciosa, vigliacca...". [...] La vera terapia comincia più avanti, quando il corpo si è stabilizzato, quando si è in via di guarigione. E anche a quello stadio si ha sempre paura di indagare a fondo. Paura di scoprire che i colpevoli non erano gli altri, ma siamo noi. Anche se in realtà, in questa malattia, veri colpevoli non ce ne sono. Ci sono solo malintesi, ingenuità, piccole stupidaggini che si sommano, e mancanza di comunicazione. Capito questo, ecco che ci si torna a chidere: "Ma allora, perché io?". Ci si trova finalmente a fare i conti con la propria personalità e con le influenze esterne che l'hanno nutrita di angoscia. Questo "perché" non risparmia nessuno. E' fame! Fame d'amore e di rassicurazioni. Fame di un ideale di se stessi, di un modello che ci si affanna a rincorrere."
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